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Un
tempo era : "Il sipario strappato" di
Sergio Lacavalla
Danza
und Tanz 2002 Teatro Furio Camillo aprile 2002
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Caterina Genta è una presenza strana e suggestiva nella
danza italiana e nel suo intenso estratto da "Il maleficio
della farfalla". Col suo corpo esile e nudo, spogliato
come la scarna scena composta di una scala su cui salire e trasformarsi
e uno specchio in cui riflettere se stessa e il mondo che la
osserva, Caterina Genta appare come l'essenza insostituibile
della propria impalpabile e sfumata bellissima coreografia fatta
di gesti minimi ed essenziali come di una farfalla che muta
se stessa e il suo essere interiore. "Perche sono la morte
e la bellezza", dice Garcia Lorca, e la Genta sente, e
fa sentire, proprio in quella fisicità di linee morbida
e fortemente delicata, tesa e in ascolto, come i suoi capezzoli
turgidi ed evidenti che mostrano nella pelle e giù dentro
la carne i sensi sensibilizzati, il dramma doloroso e la bellezza
assoluta di un essere proteso con tutto se stesso a comprendere
epidermicamente "il lamento dell' acqua ed il lamento delle
stelle" . Affascinante e magico davvero, anche se alcuni
attimi a volte lasciano un senso di irrisolto proprio per la
loro bellezza così toccante che si vorrebbe durasse di
più ed esplodesse in un momento di ulteriore poesia (ma
siamo davanti ad un estratto). Così come non si capisce
bene il perche di un corpo non denudato del tutto (forse un
certo pudore?): in una scelta di corporeità rivelata
e vibrante come quella di Caterina Genta in cui il corpo è
mezzo e messaggio, scrittura fisica, anche il ventre scoperto
e puro di se può esprimere quel contatto con l'aria e
il respiro delle cose, il senso profondo della natura sensuale
della vita, indispensabile per riflettere compiutamente i versi
del poeta spagnolo: "Ho filato il mio cuore sulla carne",
scrive ancora Garcia Lorca, e la carne della Genta è
di se già risolta espressione poetica. E svela il proprio
cuore che vi batte disarmato in superficie.Al lirico minimalismo
zen della Genta fa da contraltare.....(...)
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