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Due
parole per descrivere il genere di performance di Caterina Genta:
Körpersehle, corpo-anima, all’origine del Tanztheater
tedesco.
Butô, danza provocatoria e glaciale, erotica e intimista.
Corpo svuotato, ‘verità’ del corpo liberato.
“C’è un regno del cuore fatto di tutte le
cose che abbiamo imparato o vissuto, che non bisogna invadere
ma lasciare intatto” ( Mitsukata Ishii-danzatore Butô).
Corpo trasparente, per guardare e guardarsi attraverso, lasciarsi
attraversare.
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Il
Butô nasce negli anni ‘60 dall’avanguardia artistica
e teatrale giapponese. Danza anticonvenzionale, abbandono totale
e discesa nei territori profondi dell’inconscio, scrittura
automatica del movimento, uso dell’improvvisazione, contaminazione
dei linguaggi. E la scelta dell’improvvisazione è
impegnativa e rischiosa, avvicina il mondo interiore del danzatore
a quello dello spettatore.
Il Tanztheater contemporaneo più noto è quello di
Pina Bausch, e l’avventura del Wuppertaler Tanztheater inizia
in Germania negli anni ’70. Anche questa forma di teatro
è fortemente anticonvenzionale, poetica e provocatoria,
grottesca e di rara bellezza. La ricerca della ‘verità’
del danzatore e il rapporto diretto col pubblico, la contaminazione
dei linguaggi, l’uso dell’improvvisazione sono elementi
essenziali.
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